Partendo dal dibattito francese sulle strutture turistiche ‘adult only’, l’autore riflette sull’idea sempre più diffusa che i bambini siano un ostacolo al relax. Dalle offerte che promettono cene romantiche senza urla, a crociere rilassanti senza corse nei corridoi, emerge una filosofia che esclude i più piccoli come fonte di disturbo. Vitali individua due sottintesi pericolosi: il bambino come fastidio e la realtà come negativa. A questa visione oppone la sua esperienza in una vacanza comunitaria dove 110 bambini su 350 partecipanti rendono evidente che la convivenza tra generazioni arricchisce tutti. Cita lo psicologo Benemeglio sulla funzione educativa della vacanza in famiglia e ricorda, con affetto, un episodio in cui un bimbo sprona l’amico ad andare alla preghiera con un “È Dio che ci ha creati”. Conclude con un’ironia affettuosa contro le vacanze Harley-Davidson free, auspicando invece un mondo capace di educare e accogliere, anche nella confusione.

Gianni Alemanno, detenuto a Rebibbia, racconta la vicenda di un compagno di detenzione che ha salvato un detenuto dal suicidio, denunciando poi le gravi carenze strutturali e sanitarie del carcere. Descrive il sovraffollamento, l’inadeguatezza delle strutture, e la mancanza di personale nei tribunali di sorveglianza. Cita il caso di detenuti anziani come Mario, rimasto in carcere sei giorni oltre l’assegnazione ai domiciliari. Racconta la natura comunitaria della vita in cella e lo spirito di solidarietà che spesso nasce tra detenuti. Critica duramente l’immobilismo istituzionale, chiedendo una “legge della buona condotta”, ovvero un provvedimento che preveda una liberazione anticipata speciale per chi mantiene un comportamento irreprensibile. Conclude affermando che non si chiede impunità, ma giustizia e umanità.

Federico Pichetto osserva come il Concertone del Primo Maggio 2025, pur raccogliendo grande partecipazione popolare e numerose esibizioni artistiche, abbia mancato l’occasione di riflettere profondamente sul significato del lavoro. L’assenza di slogan politici significativi e la quasi totale mancanza di prese di posizione incisive degli artisti hanno reso evidente un vuoto culturale e ideale attorno al tema del lavoro stesso. Pichetto evidenzia l’importanza simbolica del messaggio di Papa Francesco, il quale ha ribadito che i lavoratori non devono essere considerati semplici strumenti di profitto, un monito che tuttavia è rimasto sostanzialmente inascoltato durante l’evento. L’autore critica l’approccio attuale al lavoro, ridotto spesso a mero obbligo o a sterile rivendicazione di diritti, e propone invece di riscoprire la dimensione umana e creativa del lavoro come fattore essenziale di crescita personale e comunitaria. Secondo Pichetto, senza questo recupero di senso, anche le richieste più legittime finiscono per perdere forza e significato, diventando difese di qualcosa che la società contemporanea non sembra più apprezzare né desiderare.

Qualche giorno fa, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito ha commentato l’intervento di Davide Prosperi su la Repubblica. In questo articolo, Prosperi risponde a Polito, evidenziando come la guerra non sia l’unico scenario possibile per l’Europa. Sottolinea l’importanza di esplorare vie alternative e di promuovere un dialogo aperto e costruttivo per affrontare le sfide attuali. Prosperi invita a una riflessione profonda sulle responsabilità dell’Europa nel contesto internazionale e sulla necessità di costruire un futuro basato sulla cooperazione e sulla pace. «Se l’Europa vuole avere un futuro, deve iniziare a interrogarsi su quale idea di sé vuole proporre al mondo.»

In un’intervista pubblicata su ‘Il Timone’, il sociologo Luca Ricolfi esprime una critica al Manifesto di Ventotene, considerandolo un progetto utopico che potrebbe portare a una distopia anti-democratica. Ricolfi mette in guardia sui rischi di una centralizzazione del potere a livello europeo, che potrebbe compromettere la sovranità nazionale e la partecipazione democratica dei cittadini.

Giuliano Ferrara analizza la manifestazione organizzata a Piazza del Popolo, definendo i partecipanti ‘anime belle che sognano un’Europa di pace e senza armi’, ma a suo avviso distaccati dalla realtà politica e dalle esigenze concrete di difesa. Ferrara evidenzia come l’appello dei manifestanti, da lui descritto come ‘pieno del vuoto dei valori’, trascuri la necessità pratica di una difesa militare efficace di fronte a minacce reali, come l’aggressione russa all’Ucraina. Apprezza invece l’approccio di leader europei come Ursula von der Leyen, che promuovono un piano di riarmo per garantire la sicurezza del continente. Ferrara cita anche Ezio Mauro, che nel suo articolo sostiene: ‘Bisogna scegliere se essere spettatori della storia o protagonisti responsabili’.

Un detenuto di coscienza russo condivide la sua esperienza in una colonia penale, esprimendo gratitudine per le lettere ricevute da adolescenti italiani e da suo figlio. Questi messaggi lo hanno aiutato a ritrovare dignità e pace interiore, rafforzando la sua convinzione nell’importanza dei valori umani universali. Scrive: ‘Tutte queste parole, per me importantissime, hanno riempito di un’incredibile forza interiore la mia vita nel campo’. Riflette inoltre sul disprezzo della persona come causa principale dei mali della società: ‘Questa causa è come se vibrasse nell’aria, portata da onde invisibili, e ha un nome: disprezzo della persona’.

L’articolo esplora il calo delle adozioni e l’innalzamento di altre pratiche di procreazione, come la procreazione assistita e la gestazione per altri. Si discute del cambiamento culturale in cui l’amore per un figlio non è più rivolto verso un altro, ma centrato sull’autorealizzazione dell’adulto. La generazione è vista come una pretesa, piuttosto che un atto di partecipazione a una vita che non ci appartiene. L’autore mette in evidenza il valore del gratuito e dell’imponderabile nell’adozione.