Il ricordo di Raffaele Bertagnoli si apre con un incontro personale avvenuto anni fa nella sua casa a Castellarano, dove, insieme alla moglie Maura, accolse con semplicità e calore anche chi era sconosciuto. La sua vita è stata segnata da tratti di mitezza, discrezione, passione per le camminate in montagna e una fede vissuta con umiltà e costanza nel Movimento di Comunione e Liberazione di Sassuolo. Nonostante la malattia, Raffaele non ha smesso di esserci: presente nei pellegrinaggi, nei cammini con il GERS e nel servizio di catechista in parrocchia.

Il suo ultimo addio, celebrato nella Pieve di San Valentino, è stato caratterizzato da serenità e certezza nella fede, più che da disperazione. Le testimonianze di affetto ricevute dalla famiglia — amici, compagni di cammino, giovani catechizzati, membri della comunità cristiana — hanno rivelato l’impatto silenzioso ma profondo della sua presenza. Il lascito più grande, come ricordano i figli, è stato vederlo vivere ogni circostanza, bella o dolorosa, con fiducia in Cristo e sostegno della comunità.

Don Francesco Facchini lo ha ricordato come un uomo capace di affidamento totale a Dio. Le parole poetiche di T.S. Eliot chiudono l’omaggio, esprimendo gratitudine per la luce e per la gloria divina. Raffaele è salito al cielo il 2 maggio 2025, lasciando un segno indelebile nella vita di chi lo ha incontrato.

L’Happening della speranza, dal titolo «Dopo tanta nebbia a una a una si svelano le stelle» (Ungaretti), si terrà dal 5 al 7 settembre a Reggio Emilia, promosso dalla Diocesi e dal Centro Culturale Blaise Pascal con il patrocinio del Comune. Fulcro della manifestazione è la mostra «Franz e Franziska, non c’è amore più grande», che racconta la vicenda del contadino austriaco Franz Jägerstätter, obiettore di coscienza al nazismo, e della moglie Franziska, che ne custodì la memoria. Accanto a questa, altre due esposizioni: «Gli Amici di Rolando: un incontro che cambia la vita» e «Siamo davvero unici? Domande e sfide ai tempi dell’Intelligenza Artificiale» a cura de Gli Argonauti.

Il programma prevede: venerdì 5 settembre laboratori per bambini, apertura mostre, saluto dell’arcivescovo Morandi e uno spettacolo su Gaudí e Giorgio Gaber. Sabato 6 settembre incontro «C’è speranza in Terra Santa?» con mons. Rafic Nahra e Leone Grotti, stand gastronomici e festa di popolo serale. Domenica 7 settembre incontro su Franz e Franziska con don Emmanuele Silanos, celebrazione della Messa e pranzo comunitario.

Il senso dell’Happening è quello di proporre la speranza come certezza presente, capace di affrontare le sfide del tempo, tra memoria storica, testimonianze di fede e apertura al futuro.

Il 31 luglio nella chiesa di San Giuseppe al Trionfale, mons. Giacomo Morandi ha condotto una catechesi rivolta ai giovani, integrando riflessioni dell’astrofisico Marco Bersanelli con il significato biblico della nostra presenza nel Creato. Di fronte all’immensità dell’universo, Morandi ha affermato che ogni persona, con la propria coscienza, è il momento in cui l’universo diventa consapevole di sé. Ha sottolineato che la gioia nasce dalla consapevolezza di essere creati, amati e chiamati da Dio: “Siamo stati creati, pensati e amati. E non siamo soli. Questo è il fondamento della nostra speranza ed è il fondamento della nostra gioia”. Ha invitato i presenti a guardare all’ordinarietà—come il sole che splende o il fatto di svegliarsi al mattino—per alimentare meraviglia e gratitudine. Il cuore dell’incontro è stato il riconoscimento dell’amore di un Padre fedele che cerca ciascuno di noi, un amore che resta incondizionato anche quando pensiamo di esserne usciti. L’arcivescovo ha concluso con un incoraggiamento: “Non dubitate mai del vostro valore, il vostro stupore è dono che Dio ha posto in voi”.

Gli organizzatori spiegano le ragioni dell’evento: ‘Soffermarsi attualmente sulla figura di Giorgio Morelli e della resistenza dei cattolici è un’occasione per riprendere le ragioni che hanno sostenuto il sacrificio di molti per difendere la libertà nella prima metà del secolo scorso, mettendo in risalto il ruolo decisivo avuto da tanti cattolici nello sviluppo degli eventi di quegli anni’. L’incontro, in programma martedì 4 marzo alle 21 presso la Sala dell’Hotel Posta di Reggio Emilia, vedrà gli interventi di Marta Busani e Mirco Carrattieri, che analizzeranno il contributo dei cattolici nella Resistenza e il significato attuale della loro eredità.

A Reggio Emilia si terrà un convegno per commemorare Giorgio Morelli, partigiano cattolico soprannominato ‘Il Solitario’. L’evento, organizzato dal centro culturale ‘Blaise Pascal’, dal Comitato amici di Rolando Rivi e dall’Associazione ‘Città di Reggio’, si svolgerà martedì 4 marzo alle 21 nella sala del Capitano del Popolo in piazza del Monte. Morelli, oltre al suo impegno nella Resistenza, fu giornalista e fondatore del settimanale ‘La nuova penna’, attraverso il quale denunciò vari delitti politici post-bellici. In particolare, criticò Didimo Ferrari, noto come ‘Eros’, per l’assassinio di Mario ‘Azor’ Simonazzi. Dopo queste denunce, Morelli subì un attentato nel gennaio 1946, rimanendo gravemente ferito, e morì nel 1947 a causa delle conseguenze. Al convegno interverranno Marta Busani, ricercatrice di Storia Contemporanea presso l’Università ‘Sacro Cuore’ di Milano e autrice del libro ‘Giorgio Morelli, il Solitario’, e Mirco Carrattieri, storico e responsabile scientifico di Liberation Route Italia.

Un ex alunno, il ruolo della scuola e la necessità di far conoscere il bene ai giovani in un contesto di crescente esposizione al male. “Che bello se la scuola diventasse il luogo del bene, del bello, di una vita che può essere bella e grande, appassionante e desiderabile! Che bello se i ragazzi potessero incontrare degli adulti da cui poter tornare, quando il male sembra vincere.”