L’iniziativa dei «Quadratini» prende vita quando, nel periodo più duro della pandemia, don Eugenio inizia a celebrare la Messa in collegamento web. Inizialmente concepita per pochi fedeli impossibilitati a uscire, la celebrazione si diffonde ben oltre i confini della sua parrocchia, accogliendo ora oltre 2.500 persone, tra malati e familiari alla ricerca di vicinanza e conforto. Il gruppo, formalizzato nell’associazione «Quadratini & Carità», propone una Messa quotidiana su Zoom, seguita da momenti di dialogo in cui ciascuno può condividere la propria esperienza di malattia, paura e speranza. Oltre agli incontri virtuali, si organizzano visite a domicilio, ritiri spirituali e occasioni di convivenza, generando una rete di amicizie reali che aiuta i partecipanti a sentirsi accompagnati e sostenuti. L’aspetto principale non è tanto prepararsi alla morte, quanto sostenersi a vicenda per vivere più pienamente, anche dentro la sofferenza, riscoprendo il valore della fede, della preghiera e della fraternità.

In vista della pronuncia della Corte Costituzionale prevista per il 26 marzo 2025 sul tema della non punibilità di chi assiste al suicidio di una persona affetta da patologia irreversibile e da grandi sofferenze, ma capace di decisioni libere e consapevoli, diverse associazioni cattoliche di Reggio Emilia hanno lanciato un appello. Esse sottolineano che dichiarare la non punibilità senza valutare la presenza del diritto al sostegno vitale potrebbe compromettere la dignità della vita umana, riconosciuta dagli ordinamenti giuridici degli Stati di Diritto. Richiamando il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Malato del 2020, ribadiscono che la vita è inviolabile e indisponibile, e va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire.

‘Di fronte alla sofferenza, la società sembra scegliere la via più semplice, dimenticando che ogni persona malata ha bisogno di un sostegno autentico e di relazioni vere. La risposta non può essere l’abbandono, ma una cultura che metta al centro la dignità della persona’. L’articolo evidenzia come il dibattito sul suicidio assistito riveli una preoccupante difficoltà nel farsi carico della fragilità e della sofferenza altrui, preferendo soluzioni immediate che rischiano di negare il valore della vita e dell’accompagnamento nei momenti di difficoltà.

La storia di un sacerdote che, attraverso la celebrazione della Messa online, ha creato una comunità di circa 2.500 persone, inclusi malati gravi e loro familiari. L’iniziativa, nata per permettere agli ammalati di partecipare alla celebrazione eucaristica durante la pandemia, è diventata un punto di riferimento per molti. L’articolo mostra l’importanza della compagnia nella sofferenza e il valore del supporto spirituale e umano per chi vive situazioni di malattia e isolamento: “Noi non abbiamo pensieri sulla morte e sul fine vita. Abbiamo un unico desiderio: vivere. Spesso mi chiedono se questo è un gruppo che si aiuta a morire. Sorrido. Questa è un’amicizia che esplode di vita, senza censurare niente, senza nascondersi dietro ragionamenti. I nostri amici raggiungono la certezza che sono rapporto con il Mistero fatto carne e questo non li lascia mai da soli e come bambini nelle braccia della mamma vivono tutto e affrontano tutto”

L’articolo analizza il brano di Simone Cristicchi, dedicato alla madre Luciana, e il suo significato profondo. Il testo della canzone racconta il capovolgimento dei ruoli, con il figlio che si prende cura della madre come fosse una bambina. L’autore evidenzia come il messaggio del brano sia un atto di amore e gratitudine verso chi ha donato la vita. Inoltre, il brano è posto in contrasto con la recente decisione della Regione Toscana sul suicidio assistito, opponendosi alla cosiddetta ‘dolce morte’.

L’articolo riflette sul significato della canzone di Simone Cristicchi ‘Quando saremo piccoli’, presentata a Sanremo. Il testo esprime un desiderio di ritorno all’umiltà e alla semplicità, contrapposto all’individualismo contemporaneo. L’autore evidenzia come il messaggio di Cristicchi si inserisca in un contesto culturale segnato dalla ricerca di senso e dalla necessità di riscoprire la bellezza della vita nei gesti quotidiani.

Di tutte le questioni importanti si parla (a volte si blatera) di soldi e di numeri, come se alla fine non si trattasse di persone, e isolando e settorializzando i problemi come se la persona (o la famiglia) non fosse una. Anche i problemi che riguardano l’uomo che soffre. L’uomo che ha bisogno: sia egli il povero, l’immigrato, o il ragazzo che ha bisogno e diritto di istruzione e di educazione. Chiaro che contano anche i numeri e i soldi. Ma senza un’educazione a guardarsi come persone, e non solo come macchinette performanti o fastidiosi rottami, non farà grandi passi avanti né la sanità, né la scuola, né l’impresa. E nemmeno le opere assistenziali.

Il filosofo Andrea Lavazza discute gli effetti delle tecnologie digitali, come i social media e internet, sulla salute mentale, in particolare tra i giovani. Le ricerche attuali mostrano una crescente preoccupazione per l’influenza di questi strumenti sulla capacità di concentrazione, il sonno e lo sviluppo emotivo.