Don Claudio Burgio spiega come il genere musicale della trap possa diventare uno strumento per dare voce ai giovani emarginati, spesso segnati da esperienze difficili. La sua esperienza con la comunità Kayros dimostra che dietro a testi apparentemente aggressivi si celano storie di sofferenza e desiderio di riscatto. L’educazione e l’accompagnamento sono essenziali per aiutare questi ragazzi a trovare un percorso costruttivo, senza demonizzare il loro linguaggio espressivo.

L’articolo esplora il tema dell’umanità e del divenire. Si critica la neolingua tecnologica che riduce l’umano a macchina e si riflette sulla differenza tra il diventare immortale e diventare figlio. L’autore esplora come la cultura greca formava l’uomo-immortale, mentre quella cristiana forma l’uomo-figlio, chiamato a vivere una relazione con la vita e con gli altri. Si riflette anche sulla cultura moderna, che mira a formare l’uomo-potenza, e sulla felicità che deriva dalla consapevolezza della propria mortalità.

Il vescovo Erik Varden, monaco cistercense e vescovo di Trondheim, riflette sulla secolarizzazione, il Natale e la speranza cristiana. Varden sostiene che la secolarizzazione è giunta al termine e che l’umanità continua a cercare significato. Parla del mistero del Natale e del bisogno di rimanere aggrappati ai valori cristiani resistenti, mentre la società si allontana dai suoi fondamenti spirituali. Varden riflette anche sulla condizione della Chiesa e sul significato di essere cristiani in un’epoca ‘post-secolare’.

L’articolo esplora il pensiero di Eugenio Borgna, che sottolinea l’importanza della speranza come un progetto sociale e politico. Borgna riflette sulla psichiatria come una disciplina che deve essere sociale, in quanto la speranza è un atto che nasce dalla relazione tra individui e deve essere condivisa. La speranza si oppone a un futuro controllato e predeterminato, e rappresenta una forza viva, in grado di risvegliare e mobilitare le energie collettive.

C’è un punto di forza formidabile, e pur fragile, da guardare, proteggere ed educare: l’innocente semplicità dei bambini. Il loro desiderio. Normalmente così compresso in un tempo già tutto programmato, da genitori e C.: scuola fino alle quattro e mezza, poi magari il tennis, l’allenamento di basket, l’ora di danza, quella di catechismo, i compiti, la playstation… Sempre più rari gli spazi di libero divertimento in compagnia e non precostituito. Marco, 11 anni, è contento perché ad Halloween andrà a casa di un amico in compagnia del quale si avventurerà nel classico “dolcetto o scherzetto”. Idem Moment, stessa età, nato in Marocco. Alba ha sette anni: le piace vestirsi in modo da spaventare le sue amiche, che facciano “uh”.
Demonizzare Halloween o esaltarlo acriticamente è un modo per non stare di fronte a questi desideri.

L’autore commenta alcuni editoriali di Walter Veltroni sui recenti fatti di cronaca: “La prospettiva ideale, in primis, è tanto drammatica quanto semplice: la fine della cristianità occidentale ha portato via dall’educazione e dalle coscienze non tanto “Dio”, quanto un approccio alla realtà che fungeva da vaccino e da cura a tutto il male che ci può essere nel cuore. Eliminando Dio, gli amici di Veltroni non si sono resi conto di aver eliminato l’umano. Educare oggi, invece che un’introduzione al destino di ciascuno, è diventato accompagnare i comportamenti individuali a una morale collettiva che è priva di ragione.”

…in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia. Non ascoltate! Non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio

Don Marco affronta il tema del perdono e della possibilità di redenzione, utilizzando il racconto dell’Innominato di Manzoni come metafora per il cambiamento e la misericordia divina.

L’articolo discute le idee di filosofi come Jacques Derrida ed Eduardo Kohn, proponendo una visione della natura come forza viva e attiva, lontana dall’antropocentrismo.