A Roma oltre un milione di giovani ha partecipato al Giubileo, sfondando ogni previsione. In un contesto in cui chiese e oratori si erano svuotati, questo segna una novità significativa. In molti giovani c’è un desiderio profondo di felicità e di significato, che troppo spesso non incrocia l’esperienza cristiana. Ma proprio in tempi di crisi appare la nostalgia del senso: il bisogno che la vita non finisca con l’orizzonte visibile, e che qualcuno vinca la morte. L’esperienza dello scrittore Javier Cercas, ateo che ha seguito papa Francesco per chiedergli se sua madre vedrà suo padre nell’aldilà, esprime quella nostalgia di senso. Anche papa Leone XIV, nell’omelia a Tor Vergata, ha parlato al cuore di quell’“aspirazione a un di più che nessuna realtà creata può soddisfare”, affermando che «la nostra speranza è Gesù». In quei giorni i giovani hanno sperimentato che la sete interiore può trovare risposta nella concretezza evangelica: gesti, incontri, mani che si sfiorano, sguardi che si incrociano. Un Papa che si commuove alla presenza dei giovani e li saluta in diverse lingue ha reso visibile il miracolo dell’incontro con la fede attraverso la nostalgia del senso.

Il cardinale teologo inglese John Henry Newman (1801-1890), passato dall’anglicanesimo al cattolicesimo nel 1846, sarà proclamato Dottore della Chiesa su decisione di Papa Leone XIV. La Santa Sede ha confermato il parere favorevole del Dicastero delle Cause dei Santi. Newman, creato cardinale da Leone XIII nel 1879, è noto per il suo motto “Cor ad cor loquitur” e il suo ruolo nella fondazione dell’Oratorio di San Filippo Neri a Birmingham. La sua canonizzazione è avvenuta nel 2019 sotto papa Francesco e ora si aggiunge a lui il titolo che lo rende il 38° Dottore della Chiesa, un riconoscimento riservato solo a figure di straordinaria dottrina cristiana. Tra tutti i dottori, solo quattro sono donne. La proclamazione sarà pubblica e dovrà completare il riconoscimento già atteso da tempo.

Il giornalista Aldo Cazzullo, autore dell’introduzione alla nuova edizione della “Rerum novarum”, ne sottolinea l’attualità profetica anche dopo oltre 130 anni. Afferma che il testo affronta la centralità della dignità del lavoro e delle disuguaglianze, denunciando derive sia della rivoluzione che dell’indifferenza. Nonostante la crisi della politica e la scristianizzazione del nostro tempo, “la Chiesa non deve mai sottovalutare la forza enorme che ancora possiede” . Cazzullo evidenzia come la Rerum Novarum anticipi le sfide dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, temi che Papa Leone XIV ha scelto di raccogliere nel suo pontificato assumendo quel nome proprio in riferimento a Leone XIII. La dottrina sociale resta alternativa necessaria nella società globale: criticando paradisi fiscali, disuguaglianze e concentrazione del potere, il giornalista richiama alla necessità di riformare l’etica sociale e valorizzare il senso del bene comune.

Nei giorni del cambio di pontificato da Francesco a Leone XIV, emerge un segno spirituale fondamentale: l’«inquietudine». Un’attitudine proposta insistentemente da papa Francesco e che Leone XIV ha abbracciato come apertura al futuro. Spadaro spiega che il volume da lui curato non è solo cronaca, ma un diario «di una Chiesa che non si accontenta, che non si chiude, che resta in ascolto della storia». L’inquietudine diventa così dimensione spirituale, condizione profetica che sostiene il discernimento, la sinodalità, la fraternità e l’attenzione alle sfide contemporanee come l’intelligenza artificiale. Non è semplice nostalgia: è tensione evangelica che anima i gesti, le parole e le riforme, in continuità spirituale tra i due Papi.

Nell’ambito dell’incontro tra i vescovi italiani e Papa Leone XIV, don Luca Peyron – coordinatore della Pastorale universitaria di Torino e figura di riferimento nel dialogo tra Chiesa e innovazione – ha proposto una riflessione sull’intelligenza artificiale, indicandola come un tema non solo tecnico ma esistenziale. Ha affermato che «la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, è un luogo della rivelazione», dove si manifestano domande profonde sull’uomo, il senso, la relazione. In questo contesto, la fede non può restare estranea: è chiamata a offrire una “antropologia profetica”, capace di custodire la dignità umana nell’era degli algoritmi. Peyron ha invitato la Chiesa a non limitarsi alla denuncia dei rischi ma a entrare nel dibattito culturale e politico, fornendo una proposta fondata sul Vangelo. Il Papa ha accolto con attenzione queste considerazioni, ribadendo che il compito della Chiesa è accompagnare il discernimento etico anche nei luoghi della tecnica.

Nell’intervista, il professor Luca Mari, docente alla LIUC di Castellanza, affronta il tema dell’intelligenza artificiale come sfida non solo tecnologica ma antropologica. Mari chiarisce che il termine ‘intelligenza artificiale’ è spesso usato impropriamente e che oggi si parla, in concreto, di sistemi basati su machine learning. L’evento rivoluzionario è rappresentato dall’avvento di ChatGPT, che ha reso l’IA un’esperienza diffusa, influenzando il nostro modo di pensare e interagire. Mari sottolinea che non è l’architettura dei sistemi a fare la differenza, ma l’addestramento e i dati. Invita quindi a riflettere sul ruolo dell’educazione: la scuola deve formare persone, non solo lavoratori, aiutando i giovani a diventare consapevoli e capaci di affrontare il cambiamento. L’adozione dell’IA nelle aziende è ancora limitata, ma naturale: serve comprensione e gradualità. Per Mari, il compito dell’accademico è offrire una coscienza critica, distinguendo ciò che è rilevante da ciò che è solo rumoroso.

La diffusione dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana costringe a ridefinire concetti come intelligenza, decisione e creatività. Più che mai serve la filosofia, per interrogarsi non solo su cosa l’IA può fare, ma su cosa significa usarla e per chi. L’Università Cattolica propone un nuovo percorso in ‘Filosofia dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale’, che integra saperi umanistici e tecnici per formare figure capaci di orientare l’innovazione tecnologica. Pensiero critico, responsabilità e visione etica diventano essenziali per un futuro sostenibile.

Il testo prende avvio da una lettera di Giacomo Leopardi in cui emerge la sua visione amara e disillusa dell’esistenza. L’autore utilizza questo spunto per leggere il disagio contemporaneo, dominato dalla disillusione e da un senso diffuso di vuoto. Tuttavia, propone di ripartire da ciò che resiste in noi: la domanda di senso, la tensione alla verità, il desiderio di un bene che non si riduca alla sola sopravvivenza: ‘Ma allora è proprio questo infinito desiderio di bene che ci sfida e in qualunque situazione può riaprire la partita. Perché se gli diamo credito ci costringe ad alzare la testa e a cercare. E se in questa ricerca si affacciasse all’orizzonte qualcosa di imprevisto, qualcosa che proprio non avevamo messo in conto?’

L’articolo rende omaggio ad Alasdair MacIntyre, scomparso il 21 maggio 2025, e ne ripercorre il pensiero: dalla critica al relativismo etico moderno all’invito a riscoprire virtù e vita comunitaria, al centro di opere come *After Virtue*. Secondo Sergio Belardinelli, il suo lascito stimola tanto i credenti quanto i laici a reinvestire nella responsabilità storica e nella dimensione pratica dell’etica.

Con l’aiuto del monaco camaldolese Valerio Amanti e del teologo Marco Vergottini, l’autore Riccardo Maccioni analizza l’idea – diffusa in molti fedeli e osservatori – che quello di Papa sia un lavoro come gli altri. Il podcast chiarisce che il primo titolo del Pontefice è «Vescovo di Roma», poi passano in rassegna le altre denominazioni (Servus servorum Dei, Sommo Pontefice, ecc.) per mostrarne il significato ecclesiale. Un focus specifico è dedicato alla prerogativa dell’infallibilità «ex cathedra», istituita da Pio IX nel 1870, interrogandosi sul suo significato e sulla sua validità oggi. L’episodio, terzo e conclusivo della serie speciale sul Conclave, invita a riconsiderare la figura del Papa come servizio più che come professione, richiamando il ruolo dello Spirito Santo e la natura di “servizio all’unità” affidata al successore di Pietro.