In un’epoca segnata dal ritorno al riarmo, i Papi ribadiscono con forza che la pace non può nascere dalle armi. Pio XII invocava la forza della ragione; Giovanni XXIII parlava della pace come via di Dio; Paolo VI denunciava le armi come freno alla solidarietà; Giovanni Paolo II condannava la corsa agli armamenti; Benedetto XVI chiedeva un vero disarmo globale; Papa Francesco afferma che la risposta alla guerra non può essere un’altra guerra. Un messaggio coerente e attuale: solo la fraternità può spezzare la logica distruttiva della guerra.

In una lettera al quotidiano la Repubblica, Davide Prosperi evidenzia l’importanza per l’Europa di rimanere fedele alla sua vocazione storica di promuovere il dialogo e l’unità tra i popoli. Sottolinea che, di fronte alle sfide attuali, l’Europa deve scegliere se contribuire a un clima di tensione o lavorare attivamente per una pace duratura, basata sulla comprensione reciproca e sulla collaborazione internazionale. Prosperi afferma: «L’Europa deve decidere se essere fedele alla sua vocazione oppure contribuire all’atmosfera conflittuale che sembra prevalere su tutto. Per queste ragioni, la prospettiva di garantire la sicurezza comune mediante un investimento ingente in armamenti, a maggior ragione se affidato ai singoli Stati, mi pare davvero inadeguata»

L’articolo di Mauro Magatti, pubblicato su Avvenire il 16 marzo 2025, esplora il tema della paura come strumento politico. Magatti evidenzia come leader come Trump, Putin e vari esponenti europei abbiano utilizzato la paura per compattare il consenso, spesso creando nemici immaginari o esacerbando le minacce esistenti. Dalla questione migratoria alla guerra in Ucraina, la politica mondiale sembra bloccata in una spirale in cui la paura alimenta odio e violenza. Magatti propone invece un’alternativa: il governo della speranza, una speranza che non è semplice ottimismo ma una visione costruttiva e resiliente del futuro. Citando René Girard e Vaclav Havel, sottolinea che la speranza autentica si nutre di coraggio e capacità di trasformare la realtà. Infine, l’autore avverte che la vera minaccia per l’Europa non è esterna, ma interna: la sua fragilità politica e l’incapacità di costruire un’identità forte e unitaria. Il tempo stringe e la storia non aspetta.

L’attuale incremento degli investimenti nel riarmo e il rinnovato interesse per le armi nucleari vengono presentati come inevitabili e necessari. Tornielli sottolinea come, dopo anni di inattività diplomatica, il riarmo sembri essere l’unica soluzione considerata. Viene citato Alcide De Gasperi per giustificare iniziative che coinvolgono i singoli Stati più che l’Unione Europea. Si evidenzia il ritorno al concetto di ‘ombrello nucleare’ e ‘deterrenza’, richiamando scenari della Guerra Fredda in un contesto di maggiore instabilità. Papa Francesco, con preoccupazione profetica, ha denunciato questi sviluppi, affermando: ‘L’ombrello nucleare non è la soluzione, ma un’illusione di sicurezza che alimenta solo la paura e il rischio di autodistruzione’. La vera pace può essere solo una pace disarmata.

Luca Botturi affronta la questione dell’intelligenza artificiale da una prospettiva educativa e antropologica, interrogandosi se essa rappresenti un’evoluzione naturale o una rivoluzione nel modo in cui viviamo. Pur riconoscendo le opportunità offerte dall’IA, Botturi mette in guardia sui possibili rischi di una fiducia cieca nella tecnologia, come la delega eccessiva delle responsabilità umane e la perdita di consapevolezza sul proprio destino. Propone di affrontare questa trasformazione tecnologica con uno sguardo consapevole e critico, chiedendosi continuamente quale idea di uomo vogliamo perseguire.

A tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina, il mondo appare sempre più destabilizzato e attraversato da incertezze. In questo scenario, il tema della speranza, centrale nel Giubileo del 2025, viene approfondito attraverso il pensiero dell’abate Mauro Giuseppe Lepori. Egli sottolinea che la speranza cristiana non è un semplice ottimismo, ma un’attesa fiduciosa di tutto da Dio, anche in tempi difficili. La vera speranza non è legata a un futuro migliore, ma alla presenza costante di Dio nella vita presente, capace di dare senso anche alle prove più dure.

Nell’intervista, Benedetta Giovanola sottolinea l’importanza dell’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale (IA). Evidenzia come l’IA non sia neutrale, ma incorpori valori e scelte etiche dei suoi sviluppatori. Pertanto, è fondamentale promuovere un’educazione che sviluppi il pensiero critico e la consapevolezza etica, affinché l’IA sia al servizio del bene comune e rispetti la dignità umana.

Nel suo intervento, il cardinale Farrell fa vedere come Giussani abbia incarnato una pedagogia cristiana che non si accontenta di meccanismi superficiali, ma sfida ad affrontare la vita in modo radicale. Giussani non si è limitato a proporre delle idee, ma ha cercato di far vivere una esperienza concreta dell’incontro con Cristo, un’esperienza che non può essere solo intellettuale, ma che coinvolge tutta la persona in una relazione profonda con la realtà.

L’articolo esplora la riflessione sul vuoto interiore come una domanda, un invito a cercare risposte oltre la quotidianità. L’autore, ispirandosi a Luigi Giussani e Origene, evidenzia come il vuoto possa diventare un’apertura alla misericordia, ponendo come esempio il ritorno di molte persone alla confessione natalizia, cercando qualcosa che vada oltre il vuoto che sentivano. Si conclude con l’idea che Cristo può raggiungere la nostra carne oggi, facendo diventare il vuoto una domanda che ci apre a un incontro più profondo.

Per Francesco, «il mondo può cambiare a partire dal cuore» perché «gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più
profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo». Nella prima parte, è come se opponesse l’immagine del cuore all’ «io penso» cartesiano, con un riferimento all’intelligenza artificiale: «Si potrebbe dire che, in ultima analisi, io sono il mio cuore, perché esso è ciò che mi distingue, mi configura nella mia identità spirituale e mi mette in comunione con le altre persone. L’algoritmo all’opera nel mondo digitale dimostra che i nostri pensieri e le decisioni della nostra volontà sono molto più “standard” di quanto potremmo pensare. Sono facilmente prevedibili e manipolabili. Non così il cuore».