Assistiamo all’emergere di una crescente solitudine tra gli adolescenti, un fenomeno che è stato esacerbato dalla pandemia. Con la diminuzione dei contatti reali e la riduzione delle interazioni sociali con i coetanei, molti giovani si trovano sempre più isolati. Questa solitudine, che non è solo fisica ma anche emotiva, porta molti ragazzi a preferire la solitudine, allontanandosi dalle interazioni sociali sia virtuali che faccia a faccia. L’articolo mette in luce anche la condizione degli ‘hikikomori’, dove l’isolamento sociale diventa cronico e autoimposto.

Davide Rondoni parla della poesia come di un atto fondamentale di conoscenza, non come di un accessorio, della vita e di se stessi. Rondoni critica l’educazione che riduce l’arte a uno strumento funzionale e descrive come la poesia, se insegnata con passione e senza forzature, possa essere un dono in grado di aprire gli studenti alla realtà più profonda. L’autore riflette anche su come la scuola moderna, influenzata dalla tecnocrazia, tende a trattare l’arte come un complemento alla conoscenza scientifica, ma che la vera arte è un atto di libertà e di immaginazione.

Johnny Dotti condivide la sua riflessione sull’educazione, descrivendo la famiglia come il luogo primario in cui si custodisce il mistero e la crescita di un figlio. Dotti discute le difficoltà di educare nell’odierno contesto sociale, che spesso è caratterizzato da superficialità e da una scarsa consapevolezza rispetto alla responsabilità educativa. L’autore evidenzia come l’educazione debba essere un atto di amore e di accompagnamento che rispetta la dignità del figlio.

L’articolo esplora la storia di Ramy, un giovane del quartiere Corvetto di Milano, e le riflessioni delle Suore di Carità dell’Assunzione. Le suore evidenziano come, nonostante le difficoltà, il quartiere non sia una ‘banlieue’ e che il bisogno di bellezza e felicità nei giovani sia universale. Il pezzo enfatizza l’importanza della vigilanza e della speranza, che sono le energie vitali che spezzano le ‘pareti’ della distrazione e dell’affanno. Viene sottolineata anche la necessità di un lavoro ascesi basato sull’obbedienza e sull’adesione a un giudizio autorevole per costruire l’unità della persona.

Intervenendo a un convegno della Fondazione Luigi Einaudi, la scrittrice Susanna Tamaro ha sottolineato l’importanza del linguaggio e della fisicità, soprattutto per bambini e ragazzi. Ha affermato: ‘Senza parole si è poveri e manipolabili’. Per la Tamaro, è fondamentale che i giovani riconquistino il possesso del proprio corpo e della propria mente, imparando a ‘muoversi, fare capriole’, riscoprendo la fisicità. Il percorso di riappropriazione passa anche attraverso la scrittura a mano, un gesto che richiede sforzo, ma che al tempo stesso, come sosteneva l’etologo Konrad Lorenz, genera piacere nell’apprendimento. La scrittrice ha poi criticato l’approccio all’insegnamento della letteratura nelle scuole primarie, dove, a suo dire, si tende a ‘sezionare i testi come cadaveri’ alla ricerca di difetti tecnici. Ricordando un aneddoto, ha raccontato di una bambina che, dopo aver apprezzato la storia di un albero, ha sollevato un ‘problema’: l’assenza dell’antagonista entro pagina 30. ‘Insegniamo la letteratura come qualcosa che deve funzionare, ma la letteratura deve emozionare’, ha concluso Tamaro.

Quello che più fa soffrire è avere un cuore grande grande, che vuole tutto e… essere soli: non vedere mai spuntare all’orizzonte qualcuno che ti viene incontro e che ti dice: ti aiuto io, proviamo insieme, io un’ipotesi, delle idee le ho. Quello che più fa soffrire è avere un cuore che ha tutto e non riuscire, non potere, non saperlo usare al massimo

Riflessioni sulla musica trap e il suo impatto sull’educazione affettiva dei giovani. Che idea si fanno delle relazioni amorose? Quali miti coltivano, nel loro intimo? «Queste sono domande fondamentali, per noi adulti. In qualche modo, i giovani godono della nostra fuga, del nostro ritrarci di fronte a qualcosa di eccessivamente provocatorio. Eppure, nel momento in cui ci mostriamo capaci di restare senza essere conniventi, ma chiedendo una spiegazione, mostrandoci curiosi su un testo, e poi arrivando a proporre una lettura diversa sulla vita e sulle relazioni, questo diventa rivoluzionario»

Priscilla condivide la sua esperienza personale di vita e il suo impegno nell’educazione, sottolineando che “l’educazione non consiste solo nel trasmettere competenze e memorizzare nozioni, ma anche nell’aiutare ogni bambino a scoprire se stesso come valore infinito e, di conseguenza, a considerare tutti gli aspetti della realtà come un valore”

L’antologia La paternità di monsignor Massimo Camisasca ci strappa dalla sonnacchiosa, sentimentale e vagamente sindacaloide odierna rappresentazione di colui che invece Charles Péguy chiamava l’ultimo «avventuriero» della modernità, e Cormac McCarthy colui che insieme al figlio continua a «“portare il fuoco” del reciproco amore in un mondo che sta dimenticando cosa voglia dire essere uomini».