L'errore è una verità diventata pazza
La scomunica è arrivata inevitabile anche se dolorosa. Ma l'errore non sta nell'amare la tradizione, la liturgia, affermare la verità senza compromessi. Piuttosto nel non aprirsi ad una possibile novità portata dallo Spirito nell'ultimo secolo (e sempre all'opera): ognuno può giudicare se ad esempio il dialogo interreligioso è un bene o no, se l'ecumenismo è un bene o meno, se il nuovo rito ha portato frutti buoni o meno, se è un bene aprirsi all'altro e cosa significa in pratica, eccetera. Ma occorre anche riconoscere l'autorità di papi che hanno testimoniato in tante occasioni di non voler affermare se stessi ma di indicare Cristo, oltre che la loro fede e la loro affezione a Lui (peraltro, la testimonianza di Giovanni Paolo II se mai ci fossero dubbi è stata anche assicurata dalla sua santità) e che hanno continuato il percorso del Concilio Vaticano II. Non seguire la loro indicazione, da ultimo il chiaro richiamo di Leone XIV, è in fondo affermare se stessi o una propria ideologia rispetto ad Altro. Si conferma l'intuizione di Chesterton che "L'errore è una verità diventata pazza". La verità in questo caso del valore della liturgia, della tradizione, dell'unica strada di salvezza eterna che è Cristo. Ma "pazza", perchè sono giudizi e aspetti dell'unica verità di Cristo che può operare come vuole e nella storia della Chiesa tanti giudizi e forme sono cambiati. Invece, assolutizzare un aspetto (o alcuni) di verità senza essere pronti a scoprire cose nuove e ad cambiare, rende ciechi di fronte ad una verità infinitamente più grande dei nostri pensieri.
